Gualchiera Tintoria Cianni

La gualchiera-tintoria Cianni, posta ai piedi del centro storico di Pievebovigliana nel Comune di Valfornace, è un opificio nel quale l’energia idraulica veniva utilizzata per azionare dei magli che battevano sui panni di lana con lo scopo di renderli più compatti. In altre parole, all’interno della gualchiera, dal medioevo fino ai primi anni del Novecento, si svolgeva l’ultima fase del processo produttivo dei panni. La peculiarità del sito di Pievebovigliana è quella di avere, al suo interno, anche una tintoria. Fin dal Settecento, infatti, i panni di lana, ma soprattutto quelli di canapa (alla produzione della canapa, tipica di questo territorio si lega la tessitura domestica documentata nel Museo storico del territorio), venivano colorati con tinte naturali.

Il sito è unico nel suo genere nell’Italia centrale e non solo. Gli scavi di archeologia industriale hanno consentito di riportare alla luce una realtà di immensa importanza e di grande valore storico ed artistico. Sono stati infatti recuperati gli ambienti dove si svolgevano le attività lavorative, i canali di adduzione delle acque ed i canali di scolo, in parte interrati grazie a dei cunicoli con volta a pietra di rara bellezza e che costituiscono un’altra peculiarità. Gli scavi inoltre hanno permesso di definire l’intero sistema idraulico che azionava il macchinario, particolarmente sofisticato per l’epoca. Così come appare, la gualchiera-tintoria è caratterizzata da stratificazioni che dal Settecento arrivano fino ai primi anni del XX secolo. Sono emerse le vasche utilizzate per la tintura dei tessuti, sono stati individuati i camini dove si bruciava la legna per ottenere la cenere, a sua volta utilizzata per avere dei panni lindi e bianchi, è stato recuperato il punto esatto dove funzionava la ruota idraulica, che muoveva il maglio.

Chiesa di San Biagio

Chiusura temporanea a causa dei danni provocati dal terremoto

L’edificio si trova al centro del villaggio il cui nome storico è Lotaro (dal personale longobardico Lothar, ed anche Luthar).
Nei primi documenti del Duecento la chiesa risulta dedicata a San Michele Arcangelo, ma già nel Quattrocento è intitolata a San Biagio.
Un antico affresco si trova nell’abside, con il Crocifisso tra la Madonna e San Giovanni apostolo; a sinistra si trova San Giacomo maggiore e a destra la Madonna del Cardellino.

Chiesa di San Celso

Chiusura temporanea a causa dei danni provocati dal terremoto

La piccola chiesa, ricostruita tra Sei e Settecento, era in origine dedicata a San Senzio martire di Blera, in provincia di Viterbo, il cui culto arriva ad Arciano tra il XII e il XIII secolo, attraverso il territorio di Spoleto, dove sono ancora custoditi i resti mortali del santo.

Chiesa di San Marco

Chiusura temporanea a causa dei danni provocati dal terremoto

La chiesa d’origine medievale si trova nella piazzetta del paese, all’interno del quale si può ammirare anche il palazzo Galassi, del XIX secolo, in condizioni di estremo degrado.

Cappella della Madonna del Bottone

Chiusura temporanea a causa dei danni provocati dal terremoto

Questo piccolo edificio religioso (crollato a seguito degli eventi sismici del 2016), situato su un poggio tra Vico di Sopra e Vico di Sotto, aveva una funzione di riferimento per i viandanti diretti a Sant’Ilario e nel territorio di Fiastra. Non a caso, documenti del XVII secolo parlano proprio di una “Maestà”, cioè di un’edicola stradale. La sua trasformazione in cappella avviene nel corso del Settecento.

Chiesa di San Gregorio

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Il San Gregorio al quale è dedicata la chiesa è un martire spoletino, il cui culto arriva anche nella valle di Fiordimonte.

Chiesa di Santa Croce e San Vincenzo

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La chiesa parrocchiale di Petrignano, dall’aspetto estremamente semplice, si trova in posizione isolata. Probabilmente risale ai primi decenni del Seicento. In origine la chiesa, ormai priva delle sue opere e delle sue decorazioni, era dotata di tre altari. Su quello maggiore era collocata la Crocifissione attualmente nel Museo civico “Raffaele Campelli”. È sempre nel XVII secolo che vengono eretti i due altari laterali, dedicati alla Madonna di Loreto (con un dipinto che raffigura la statua di Loreto) e alla Madonna del Rosario (con un dipinto che raffigura una Madonna col Bambino incoronata di rose da due angioletti).

Chiesa di San Nicola

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In origine, questa piccola chiesa non si trovava all’interno del caseggiato, ma all’esterno del villaggio, in località Collarco. Viene probabilmente spostata nel corso del XVI secolo, per subire poi diverse ricostruzioni, l’ultima delle quali risale agli anni Ottanta dell’Ottocento. Sopra l’altare si trova una tela, risalente al XVIII secolo, con la Madonna col Bambino in gloria e i santi Nicola, Venanzio e Antonio da Padova. Sulle pareti laterali si possono ammirare due quadri, anche loro del Settecento.

Chiesa di San Sebastiano

Chiusura temporanea a causa dei danni provocati dal terremoto

Il centro abitato di Villanova risale alla metà del Trecento, anche se leggenda vuole che sia stato fondato nei primi decenni del Cinquecento dagli abitanti di in fuga dall’esercito di Caterina Cybo e dalla peste; della chiesa si hanno memorie solo a partire dal Quattrocento, anche se probabilmente risale anch’essa al secolo precedente. Resti di dipinti, in condizioni pessime, si possono osservare alle pareti. In uno di questi è raffigurato San Pietro da Verona, martire domenicano, che potrebbe essere opera di Paolo da Visso.

Castello di Pievebovigliana

Chiusura temporanea a causa dei danni provocati dal terremoto

Del castello, distrutto nel 1528, restano alcune costruzioni, mentre è chiaramente leggibile la struttura dell’antico insediamento, a forma di “vascello”. Tra le case dell’insediamento, che conserva il suo impianto urbanistico medievale, tutte ristrutturate, si aprono vie e scalinate pittoresche e suggestive. All’interno di uno dei principali edifici del nucleo storico di Pievebovigliana, cioè casa Carradori (nel XIX secolo di proprietà della famiglia Cianni, titolare della gualchiera-tintoria posta a ridosso del Castello), sono conservati dei pregevoli dipinti di fine Settecento, inizio Ottocento. Essi raffigurano dei paesaggi di vario genere di probabile ambientazione laziale.

Chiesa della Madonna della Pintura

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A poca distanza dal centro abitato di San Maroto si trovano i resti della chiesa della Madonna della Pintura, che nel 1581 è sotto la reggenza del cardinale Mariano Pierbenedetti.

Palazzo Fani

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Si tratta di una villa signorile, posta all’incrocio della strada per Campi, di ampie dimensioni, fornita di scuderie,
rimessa e giardino, del XIX secolo. L’edificio è stato costruito da Nicola Fani, signore di campagna e possidente, nato a Muccia nel 1811. Nelle sale interne sono conservati affreschi di pregevole fattura.

Chiesa e il convento di San Francesco

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La chiesa, con navata a capriate, risale al XIV secolo, quando la comunità dei frati decide di ampliare l’insediamento originario, mentre il convento è stato ricostruito nel corso del Settecento.

Chiesa di S. Maria Assunta e Cripta Romanica

Chiusura temporanea a causa dei danni provocati dal terremoto

La riconsacrazione della chiesa è avvenuta nel 1759. Al suo interno sono custodite tele di Girolamo e Antonio Aspri e di Luigi Valeri (una Madonna di Costantinopoli; una Crocifissione con San Macario e San Gaetano Thiéne) appartenenti tutte ai secoli XVIII-XIX.

Ponte Romanico

Il ponte (Pons de trabe Bonantis), che risale al XIV secolo, sorge su fondamenta romane del I secolo d.C.

Chiesa di Santa Maria Maddalena

La piccola chiesa si trova, in posizione isolata, sull’omonima montagna, sopra il territorio di San Maroto. Risale al periodo romanico, mentre i frammenti degli affreschi conservati al suo interno (un Crocifisso con la Maddalena alcuni volti di angeli), sono attribuiti a Cola di Pietro, realizzati probabilmente tra il 1370 e il 1380.

Chiesa di San Giovanni

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La chiesa e l’annessa canonica risalgono al medioevo.

Torre Colombaia e il Palazzo Marchetti di Campi

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La torre, invece, di quattro piani, in pietra arenaria del luogo, con evidenti funzioni difensive, rispetto al sottostante castello di Beldiletto, è probabilmente presente già nel XIV secolo.

Chiesa di San Giusto

La chiesa, a pianta circolare (un perimetro circolare con quattro absidi), influenzata dagli ambienti circolari romani, piuttosto che da derivazioni bizantine, sormontata da una cupola costruita senza centine di sostegno, sorge tra i secoli XI e XII. La chiesa di San Giusto viene citata, per la prima volta, in un documento nel 1240 con l’appellativo di priorato. Si tratta del testamento di Rodolfo da Varano.

Castello di Beldiletto

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Il castello, costruito alla fine del Trecento da Giovanni Da Varano detto Spaccaferro, viene trasformato in una sontuosa villa rinascimentale (una poderosa costruzione in arenaria), nella seconda metà del secolo da Giulio Cesare.

Chiesa della Madonna della Pecciana

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La piccola chiesa, posta lungo la strada per Fiastra, risale al XVIII secolo.

Chiesa del Rosario

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All’inizio del paese, nella sua parte bassa anticamente denominata via Pieve, oggi via Roma, si trova la chiesa del Rosario, aperta al culto nel Seicento.

Castello e Chiesa parrocchiale di Roccamaia

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L’abitato di Roccamaia si colloca sul dorso della montagna, con dislivelli che crescono di casa in casa.

Villa di Filippo Marchetti

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La villa signorile, posta in località Gallazzano, costruita nella seconda metà dell’Ottocento, è stata la dimora del celebre musicista Filippo Marchetti, sepolto nella tomba di famiglia posta nel vicino cimitero. Autore di importanti opere, Marchetti è stato presidente della Reale Accademia di Santa Cecilia a Roma e maestro di Margherita di Savoia.

Chiesa di Sant’Antonio

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Prima del Quattrocento in riferimento al Castello si cita San Nicola di Corracuno. Matteo Mazzalupi sostiene che si tratti della stessa chiesa. L’attuale assetto della chiesa, infatti, risale alla fine del Trecento, inizio Quattrocento, quando il castello di Corracuno viene restaurato ed assume il nome di Fiordimonte (tratti delle mura castellane sono ancora visibili). È probabile che anche la chiesa, inserita con la sua torre campanaria nelle nuove fortificazioni, abbia subito in questa fase delle trasformazioni, per essere poi intitolata a Sant’Antonio abate.

Chiesa di Santa Maria Assunta

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La chiesa, che sorge in posizione isolata rispetto al villaggio di Nemi (da nemus, cioè bosco) è tra quelle che nel 1218 vengono riconosciute e confermate alla Pieve di Bovigliano. Dell’edificio duecentesco non rimane, però, nulla; l’attuale chiesa è il risultato di una serie di interventi e rifacimenti che si susseguono dal Trecento in poi. Se la facciata è del XIV secolo, a quello successivo risale la struttura interna, caratterizzata da una navata ed abside piatta. Proprio al Quattrocento risalgono i dipinti più importanti della chiesa.

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